venerdì 6 marzo 2009

La sporca faccenda di TopGirl

Lo so, ne hanno parlato cani e porci. Ma non sono mica obbligata a essere originale, no?
Top Girl, un Cioè della Mondadori con più pagine e più glitter, ha dedicato 6 pagine a una tendenza modaiola giovanile. Emo? Hipster? Magari (ed è tutto dire). Il (neo)fascismo. Che privato della sua scorza politica, sembrerebbe, diventa una sbobba giovanile come un'altra.
(Le foto sono tratte da siti antifascisti, le scritte su sfondo verde sono state sovrapposte)
Di nuovo c'è ben poco: la donna angelo del focolare, l'obbedienza, l'italianità, bla bla...

(Postilla: non fatevi ingannare dal fascistello che dice "ah, peccato non esserci stato a Piazza Navona con i camerati durante gli scontri": i fasci menano solo quando sono in rapporto 100 a1, spesso le prendono lo stesso e poi si esercitano nell'antica arte del frignaggio)






martedì 24 febbraio 2009

Chi salverà i giovani da YouTube, dalla droga e da Alberoni?


Ahi quanto piace all'italiano stracciarsi le vesti e richiamare, in un impeto di nostalgia bucolica, i bei vecchi tempi andati, in cui si dormiva, signora mia, con la porta aperta e i signorotti rivendicavano lo ius primae noctis persino sulle bestie da soma!

Ora ci si mette anche il fuffologo Francesco Alberoni, non contento di aver partorito, in tanti anni di attività, solo monumenti all'ovvio. Come "Bisogna porsi delle mete, bisogna combattere per raggiungerle. Bisogna avere dei sogni, bisogna battersi per realizzarli", enunciato degno del miglior Marzullo, e frasi antropoillogiche come "La prostituzione nasce dal fatto che, se la donna abitualmente si concede ad un uomo che ai suoi occhi ha un qualche valore, se vuole, può farlo con chiunque, anche quando non ha alcun desiderio sessuale. Un uomo, invece, se non è attratto sessualmente non può avere erezione." (Ora che c'è il Viagra come la mettiamo?)

Alberoni (bisognerebbe mandarlo in esilio sull'Isola del Diavolo solo per la moglie che si ritrova) ha ieri pubblicato sul Corsera un nuovo inutile scritto, dove come al solito pontifica su cose di cui non capisce assolutamente nulla.

Esordisce con due elementi che mai nella storia umana qualcuno ha pensato di accostare: i giovani e la droga. (esercizio per aspiranti saggisti: scrivere un testo parlando di qualcosa senza citarne mai un'altra. Esempio: parlare della società dell'informazione senza nominare Orwell. O discettare di droga evitando il termine "giovani").
"La coca li fa sentire onnipotenti. Come se le procurano? «In giro ne trovi quanta ne vuoi, anche su Internet e costa poco»."
Ah ecco, la cocaina si ordina su Internet. Ti mandano anche la banconota già arrotolata. Cominciamo bene. La fiera dell'ovvio continua:
"Questi adolescenti quando sono a scuola, in casa, quando si trovano con gli adulti non ascoltano."
Gli editoriali di Alberoni invece li leggono, prova ne è il loro consumo di droga.
Ma leggiamo l'imbarazzante conclusione alberoniana:
"A volte mi domando se a questi adolescenti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro YouTube, le chat, le discoteche, si limiti l'uso di Internet e dei cellulari per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri."

Già l'uso della parola moratoria è fuori luogo. Eccone la definizione wikipediana:

Nell'ambito del diritto, con il termine moratoria si intende la sospensione della scadenza di una obbligazione concessa per legge quando sopraggiungono casi eccezionali.

Dicesi moratoria, quindi, la sospensione di una legge. C'è qualcuno-qualcosa che obbliga la gente a rincoglionirsi davanti a un pc? Qualcuno obietterà: trattasi di una metafora. Ma Alberoni non usa metafore. Non è capace. Non è un insulto, si badi. Semplicemente constato un dato di fatto. Quando Alberoni usa il termine moratoria, pensa che sia appropriato. Davvero. Quest'uomo fa quasi tenerezza. Se fosse un vecchio zio che siamo andati a trovare al centro di lunga degenza, annuiremmo con convinzione, per poi ridere di lui appena entrati in macchina. Se non fosse il columnist del principale quotidiano italiano, insomma.

sabato 21 febbraio 2009

Della censura su Current

L'Atac, l'azienda di trasporto pubblico di Roma, ha bloccato la campagna di lancio della nuova stagione del network Current, la creatura di Al Gore del bouquet Sky, che prevedeva l'affissione di manifesti nelle stazioni della metropolitana a partire da ieri (20 febbraio).

Contenuti della campagna: una bibbia bucata da tre fori di proiettile accompagnata da una scritta: "Cosa succede quando la camorra entra in Chiesa?" e una seconda immagine, un kalashnikov con una domanda: "Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?".

Chissà se la mano dell'impegato che ha battuto la lettera di comunicazione tremava, mentre scriveva questa frase:

Tale decisione trova fondamento nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio.

martedì 20 gennaio 2009

Twilight o il crepuscolo del vampiro

Cosa è rimasto del vampiro? A giudicare dalla cannibalizzazione massmediatica del vecchio nosferatu, nulla. Il vampiro stokeriano era l’incarnazione del perturbante freudiano, l’elemento ignoto in una struttura familiare. È l’aristocrazia che non vuole arrendersi alla modernità, è l’intelligenza che non vuole cedere alla morte, è il lato oscuro della rivoluzione industriale che finge di aver dimenticato il medioevo. Due elementi, com’è noto, fondano il mito del vampirismo, il sangue e la notte, l’erotica fisicità dell’umano e l’eclissi del superego che lascia il posto all’inconscio e al sogno, questa grandiosa macchina dell’irrazionale che ogni notte ci deframmenta (in senso informatico, eh!) il cervello. Il vampiro succhia il sangue dei mortali e teme la luce del sole. Il corpo del vampiro non si riflette allo specchio. E non, banalmente, perché è morto (il suo cugino stupido e consumista, lo zombie, può osservare la propria immagine, anche se non la riconosce come propria) ma perché, come diceva Borges, “gli specchi, e la copula, sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini” e come sappiamo il vampiro non può riprodursi. L’aristocrazia perpetuando se stessa si è condannata alla sterilità, come nelle nobili famiglie del Vecchio Continente dove le nozze fra cugini hanno generato mostri. Banalizzando, se l’immortale può riprodursi, il problema delle pensioni raggiunge dimensioni inquietanti.

Questo è un vampiro

Cosa è rimasto, dicevamo? La saga che tanto piace alle ragazzine, quel Twilight che ogni amante dei vampiri dovrebbe aborrire, addomestica il vampiro, gli toglie ogni elemento perturbante e lo reinserisce nell’ordine sociale. Un vampiro che fa dormire tranquilli, che tranquillizza i genitori, che addirittura sceglie la castità. Un rassicurante vampiro-impiegato che ogni sera getta la spazzatura e tiene un Suv parcheggiato in garage. Il vampiro di Twilight non succhia il sangue degli umani e al sole non muore, anzi, brilla come se avesse diamanti sulla pelle. In Twilight il superego rifila un sonoro calcio nel sedere all’inconscio colmo di incubi di Dracula e ritorna a dettare legge. Una legge borghese, dalla sessualità addomesticata e persino dalla scarsa intelligenza (il vampiro Edward frequenta ancora il liceo nonostante abbia circa un secolo di vita: alla settantesima lezione sulla Guerra di Secessione chiunque salterebbe al collo dell’insegnante). Si dice erroneamente che Twilight sia un libro/film per adolescenti, in realtà è un’opera per genitori, terrorizzati dalla sessualità e dall’indipendenza dei figli. Un vampiro serio dovrebbe fare quello che vorrei fare io, e cioè ridurre Edward Cullen a brandelli e darlo in pasto ai suoi lupi davanti agli occhi lacrimosi di quella svenevole sciacquetta che si fa chiamare Bella per poi svuotarle le arterie. Con Twilight del vampiro non rimane neppure il frac ridondante della vulgata lugosiana. Rimangono “a heart that's full up like a landfill, a job that slowly kills you, bruises that won't heal” come scrivevano i Radiohead circa dieci anni fa. No surprises in twilight.

Questo invece no

martedì 9 dicembre 2008

Web Marketing Horror


Questo e-book, visto il titolo, potrei averlo scritto io, e invece no. Potete richiederlo direttamente agli autori e lo riceverete a stretto giro di e-posta.

martedì 2 dicembre 2008

Divorziati e petomani

Petomania a parte, la comprensione di questo "strillo" è preclusa a chi abiti fuori dal Grande Raccordo Anulare. Per chi ignorasse cos'è il GRA, trattasi del più grande parcheggio gratuito d'Europa, fiore all'occhiello della Capitale, prediletto dagli automobilisti romani che l'apostrofano spesso con il tipico vezzeggiativo "fanculo il raccordo e lo stronzo che l'ha progettato".