Questo è un vampiroCosa è rimasto, dicevamo? La saga che tanto piace alle ragazzine, quel Twilight che ogni amante dei vampiri dovrebbe aborrire, addomestica il vampiro, gli toglie ogni elemento perturbante e lo reinserisce nell’ordine sociale. Un vampiro che fa dormire tranquilli, che tranquillizza i genitori, che addirittura sceglie la castità. Un rassicurante vampiro-impiegato che ogni sera getta la spazzatura e tiene un Suv parcheggiato in garage. Il vampiro di Twilight non succhia il sangue degli umani e al sole non muore, anzi, brilla come se avesse diamanti sulla pelle. In Twilight il superego rifila un sonoro calcio nel sedere all’inconscio colmo di incubi di Dracula e ritorna a dettare legge. Una legge borghese, dalla sessualità addomesticata e persino dalla scarsa intelligenza (il vampiro Edward frequenta ancora il liceo nonostante abbia circa un secolo di vita: alla settantesima lezione sulla Guerra di Secessione chiunque salterebbe al collo dell’insegnante). Si dice erroneamente che Twilight sia un libro/film per adolescenti, in realtà è un’opera per genitori, terrorizzati dalla sessualità e dall’indipendenza dei figli. Un vampiro serio dovrebbe fare quello che vorrei fare io, e cioè ridurre Edward Cullen a brandelli e darlo in pasto ai suoi lupi davanti agli occhi lacrimosi di quella svenevole sciacquetta che si fa chiamare Bella per poi svuotarle le arterie. Con Twilight del vampiro non rimane neppure il frac ridondante della vulgata lugosiana. Rimangono “a heart that's full up like a landfill, a job that slowly kills you, bruises that won't heal” come scrivevano i Radiohead circa dieci anni fa. No surprises in twilight.














