martedì 20 gennaio 2009

Twilight o il crepuscolo del vampiro

Cosa è rimasto del vampiro? A giudicare dalla cannibalizzazione massmediatica del vecchio nosferatu, nulla. Il vampiro stokeriano era l’incarnazione del perturbante freudiano, l’elemento ignoto in una struttura familiare. È l’aristocrazia che non vuole arrendersi alla modernità, è l’intelligenza che non vuole cedere alla morte, è il lato oscuro della rivoluzione industriale che finge di aver dimenticato il medioevo. Due elementi, com’è noto, fondano il mito del vampirismo, il sangue e la notte, l’erotica fisicità dell’umano e l’eclissi del superego che lascia il posto all’inconscio e al sogno, questa grandiosa macchina dell’irrazionale che ogni notte ci deframmenta (in senso informatico, eh!) il cervello. Il vampiro succhia il sangue dei mortali e teme la luce del sole. Il corpo del vampiro non si riflette allo specchio. E non, banalmente, perché è morto (il suo cugino stupido e consumista, lo zombie, può osservare la propria immagine, anche se non la riconosce come propria) ma perché, come diceva Borges, “gli specchi, e la copula, sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini” e come sappiamo il vampiro non può riprodursi. L’aristocrazia perpetuando se stessa si è condannata alla sterilità, come nelle nobili famiglie del Vecchio Continente dove le nozze fra cugini hanno generato mostri. Banalizzando, se l’immortale può riprodursi, il problema delle pensioni raggiunge dimensioni inquietanti.

Questo è un vampiro

Cosa è rimasto, dicevamo? La saga che tanto piace alle ragazzine, quel Twilight che ogni amante dei vampiri dovrebbe aborrire, addomestica il vampiro, gli toglie ogni elemento perturbante e lo reinserisce nell’ordine sociale. Un vampiro che fa dormire tranquilli, che tranquillizza i genitori, che addirittura sceglie la castità. Un rassicurante vampiro-impiegato che ogni sera getta la spazzatura e tiene un Suv parcheggiato in garage. Il vampiro di Twilight non succhia il sangue degli umani e al sole non muore, anzi, brilla come se avesse diamanti sulla pelle. In Twilight il superego rifila un sonoro calcio nel sedere all’inconscio colmo di incubi di Dracula e ritorna a dettare legge. Una legge borghese, dalla sessualità addomesticata e persino dalla scarsa intelligenza (il vampiro Edward frequenta ancora il liceo nonostante abbia circa un secolo di vita: alla settantesima lezione sulla Guerra di Secessione chiunque salterebbe al collo dell’insegnante). Si dice erroneamente che Twilight sia un libro/film per adolescenti, in realtà è un’opera per genitori, terrorizzati dalla sessualità e dall’indipendenza dei figli. Un vampiro serio dovrebbe fare quello che vorrei fare io, e cioè ridurre Edward Cullen a brandelli e darlo in pasto ai suoi lupi davanti agli occhi lacrimosi di quella svenevole sciacquetta che si fa chiamare Bella per poi svuotarle le arterie. Con Twilight del vampiro non rimane neppure il frac ridondante della vulgata lugosiana. Rimangono “a heart that's full up like a landfill, a job that slowly kills you, bruises that won't heal” come scrivevano i Radiohead circa dieci anni fa. No surprises in twilight.

Questo invece no

martedì 9 dicembre 2008

Web Marketing Horror


Questo e-book, visto il titolo, potrei averlo scritto io, e invece no. Potete richiederlo direttamente agli autori e lo riceverete a stretto giro di e-posta.

martedì 2 dicembre 2008

Divorziati e petomani

Petomania a parte, la comprensione di questo "strillo" è preclusa a chi abiti fuori dal Grande Raccordo Anulare. Per chi ignorasse cos'è il GRA, trattasi del più grande parcheggio gratuito d'Europa, fiore all'occhiello della Capitale, prediletto dagli automobilisti romani che l'apostrofano spesso con il tipico vezzeggiativo "fanculo il raccordo e lo stronzo che l'ha progettato".

martedì 18 novembre 2008

Alberi che tremano

Anche se in Italia l’hanno in letto in pochi (e nessuno tra quelli che lo dice, badate! Se pizzicate qualcuno a discettare dell’ultimo editoriale vi sta facendo fessi!) c’è molta attesa nella penisola stivaliforme per la versione locale di Wired, la bibbia di geek, nerd e guru deupuntozerati. La creatura arriverà in edicola nel febbraio del 2009, ma è già on line un sito dalla grafica imbarazzante (avete presente gli evidenziatori che usavate per sottolineare? Ora che ci penso, c’era anche gente che li usava per scrivere! Ecco la ragione dell’aumento di casi di miopia negli anni ’80-’90) e un’impudente area Abbonamenti, che è quantomeno indelicato pretendere di spacciare anzitempo. Immancabili le inconcine deupuntozerate, che ormai la novità sarebbe non avercele: facebook, youtube, twitter…Ecco, io già prevedo il sequel dello sbarco in Italia di Rolling Stone: 200 pagine di pubblicità patinata, markettari senza arte né parte assurti a maitre à penser della tecnologia, barbuti e trasandati adepti della Setta della Mela, e articoli di blogger incapaci di scrivere una cartella senza citare le conversazioni del mercato (se non vi è chiaro cosa siano date un’occhiata al blogroll) e il web semantico. Secondo 9 medici su 10, si sa, i sequel sono sempre peggiori dell’originale. Ne riparliamo a febbraio.

mercoledì 5 novembre 2008

Occhio al telecomando

Io invece ho letto LaRepubblica.it e mi sono cresciute due misteriose sfere tra le gambe.



giovedì 23 ottobre 2008

XBox, l'omino nel cervello

"Creati da T.A.G./McCann Erickson San Francisco, gli spot per la televisione sono stati pensati per raggiungere il cuore delle persone attraverso momenti emozionanti che sono il risultato di esperienze individuali con la Xbox 360. La campagna tv è composta da tre spot separati, costruiti intorno alle 3 esperienze chiave – famiglia, musica e film: "Lego Batman", focalizzato su padre e figlio che giocano assieme; "Rock Band", che mostra un gruppo di amici che si divertono con la musica; e "Movie Downloads" che sottolinea come i consumatori possano divertirsi scaricando e vedendo su Xbox 360 i loro film preferiti in alta definizione. Ogni campagna è unificata, prima mostrando l'effetto (l'emozione sul volto del nostro eroe) e poi la causa (l'esperienza Xbox). Questi sono intessuti in un singolo shot. Al suo apice, ogni spot mostra l'espressione di cosa si prova in quel momento grazie a Xbox."


Questa la presentazione della campagna XboX. A me invece fa pensare a una distopia frutto dell'incrocio tra Matrix e Brazil. E il bambino, diciamocelo, sembra cerebroleso, non estasiato.

mercoledì 15 ottobre 2008

R.I.P. congiuntivo